
I
Torino della mia vita forense
Prime difese in Pretura Penale
Da vie Corte d’Appello a Sant’Agostino
Le vecchie prostitute del mattino
Deserta l’aula di sfratti in civile
Fino alla metà degli anni ‘70
Dopo l’intervento dei sindacati
Aule di relitti corpi di reato
Carabinieri in divisa e avvocati
In toga poco distante il mercato
Grande della città a Porta Palazzo
Echi da bancarelle e da mercanti
Ignari d’essere i protagonisti
Del più grande teatro del ‘700
II
Torino imperturbabile corona
Dei turbamenti d’un procuratore
Che d’avvocato non avea titolo
Prima dei sette anni in piccole cause
Ma in quella Curia Maxima era tutto
La grande biblioteca dei lasciti
La via Corte d’Appello aveva il mondo
Un Consiglio con tutti i Consiglieri
Ricordo le scale e il processo IPCA
La fabbrica dei colori e del cancro
Finite le udienze tornando in studio
Il vecchio maestro portava il giovane
In via Cernaia per consolazione
Alla pasticceria del vecchio Querio.
III
Cristoforo Fiasconaro vent’anni
Presidente dell’Ordine Avvocati
Gigantesco despota resistente
Vetrioleggiato da femmina o cliente
Una segretaria aveva fedele
Sopravvissuta fino a Fulvio Croce
“Carola” gentile amata da tutti
Avvocati iscritti in Curia Maxima
Il controllo e il giudizio sui colleghi
Avveniva nell’atrio tra colonne
Al saluto stentoreo del barbuto
Gigante despota che pane al pane
Diceva a questo e quello anche a
Giudici Quel che aveva in animo rivelare.