Figlio mio d’altro padre avesti forse
Il primo abbraccio onde deporti in culla
Gridavi forte rompendo il silenzio
Di metà d’una notte sui lettini
In silenzio restai dietro un cristallo
Finché cessasti di gridare e gli altri
Dai loro lettini alzarono un coro
Di strilli fatti di vagiti e pianti
Lungo nella notte durò il clamore
Guardavo le culle minute uguali
Cercando quella dove tu dormivi
Trasparente il vetro della nursery
Chiara e tenera la luce che copriva
Ti chiamavo ma non avevi nome.